E così è stato, la notte prima del mio arrivo a Derry un boato ha svegliato la città nel cuore della notte, l'esplosione di un ordigno vicino alla caserma della polizia ha provocato l'evacuazione di quaranta famiglie e la distruzione della facciata di un palazzo.
Il giorno dopo, contro ogni previsione, la città era più viva che mai, concerti in ogni angolo della zona vecchia, turisti nelle strade; nessuno ha badato minimamente a quanto successo.
L'attentato è avvenuto secondo il solito copione, un tassista viene minacciato e costretto a lasciare la propria macchina nei pressi della stazione di polizia, sono avvisate le autorità dai dissidenti stessi, allontanamento dei residenti, scoppio.
Insomma, le uniche conseguenze sono state una gran puzza di gomma bruciata nei giorni seguenti.
Quasi dimenticavo, la città in preda al panico descritta dalle autorità inglesi è pura fantasia, evidentemente è la versione di maggior comodo.
Insomma, il loro compito è quello di presidiare la caserma, passeggiare armati e fortificare le recinzioni in caso di esplosione.
La risposta che data mi illuminò riguardo una delle principali differenze che intercorre fra le due città: a Belfast sono divisi da un muro, a Derry gli inglesi sono praticamente impossibili da trovare, sono al di fuori della città vecchia, confinati oltre il fiume Foyle o ghettizzati in un minuscolo quartiere nei sobborghi.
Prima di iniziare la descrizione dei luoghi e degli avvenimenti è opportuno rammentare il motivo per il quale questi rappresentano una situazione assolutamente unica nel panorama europeo.



